Ergonomia dei tavoli operatori: accesso al paziente, postura dell’équipe chirurgica e flusso di lavoro

Un tavolo operatorio non serve soltanto a posizionare il paziente. L’altezza, la forma della base, le dimensioni del piano operatorio e i comandi influenzano anche quanto l’équipe può avvicinarsi al paziente, quanto comodamente può lavorare e quanto facilmente il tavolo può essere regolato durante un intervento chirurgico.

Quando si sceglie un tavolo operatorio, è quindi utile valutare l’ergonomia insieme all’accesso al paziente e al flusso di lavoro. Anche un tavolo tecnicamente avanzato può risultare poco pratico nell’uso quotidiano se l’altezza di lavoro non è adeguata, la base limita l’accesso o le regolazioni di routine sono inutilmente complesse.

In breve: che cosa conta davvero nell’ergonomia di un tavolo operatorio?
L’ergonomia di un tavolo operatorio non dipende da una singola specifica tecnica. Conta il modo in cui intervallo di regolazione dell’altezza, larghezza del piano operatorio, progettazione della base e della colonna e semplicità delle regolazioni lavorano insieme durante le procedure chirurgiche realmente eseguite. Il tavolo deve consentire un’altezza di lavoro adeguata, offrire all’équipe chirurgica un accesso sufficiente al paziente e poter essere regolato in modo semplice e preciso durante l’intervento.

Perché l’altezza del tavolo operatorio è importante per l’ergonomia chirurgica

Una delle domande più concrete che l’équipe può porsi è:

Qual è l’altezza minima effettiva del tavolo operatorio?

L’altezza di lavoro adeguata dipende dall’intervento, dalla statura del chirurgo, dagli strumenti utilizzati e dalla posizione del paziente. Ricerche recenti confermano l’importanza di adattare l’altezza di lavoro al compito specifico. Uno studio di simulazione ergonomica del 2026 sull’artroplastica totale del ginocchio ha mostrato che l’adattamento dell’altezza di lavoro secondo raccomandazioni ergonomiche riduceva il carico posturale dei chirurghi.[1] Una revisione narrativa del 2022 sulla chirurgia laparoscopica indica inoltre l’altezza del tavolo operatorio come un importante fattore ergonomico, da considerare insieme alla posizione del paziente, al posizionamento dei trocar e alla posizione del monitor.[2]

Questi risultati mostrano che non esiste un’unica altezza «ideale» del tavolo operatorio per ogni chirurgo e ogni procedura chirurgica. In fase di scelta è più importante verificare che il tavolo offra un intervallo di regolazione dell’altezza sufficientemente utile per utenti, tecniche chirurgiche e condizioni di lavoro differenti.

Quando si confrontano tavoli operatori, valutate quindi l’intero intervallo di regolazione dell’altezza e non limitatevi a verificare che il tavolo sia definito «regolabile in altezza».

Verificate in particolare:

  • l’altezza minima di lavoro
  • l’altezza massima di lavoro
  • lo spessore del materasso o dell’imbottitura
  • l’altezza di lavoro richiesta dalle procedure chirurgiche che eseguite
  • le differenze di statura tra i membri dell’équipe chirurgica

L’attuale tavolo operatorio Y di Novak M offre una regolazione elettrica dell’altezza da 58 a 98 cm senza imbottitura.

Il tavolo consente all’équipe chirurgica di lavorare abbastanza vicino al paziente?

L’accesso al paziente non dipende soltanto dall’altezza del tavolo. Sono importanti anche la forma e la posizione della base e della colonna rispetto al piano operatorio. Una base ingombrante o posizionata in modo sfavorevole può limitare quanto il chirurgo riesce ad avvicinarsi al paziente e, durante interventi prolungati, influenzare la posizione di piedi, ginocchia e parte superiore del corpo.

L’altezza del tavolo è quindi solo una parte dell’ergonomia chirurgica. L’équipe deve potersi avvicinare al campo operatorio senza che la base o la colonna la costringano ad assumere una postura di lavoro sfavorevole.

In fase di scelta è quindi utile porsi una domanda molto concreta:

La base lascia spazio sufficiente per avvicinarsi al paziente senza limitare la posizione di lavoro del chirurgo?

Una base ingombrante o posizionata in modo sfavorevole può impedire al chirurgo di avvicinarsi sufficientemente al tavolo. Anche una limitazione relativamente piccola a livello del pavimento può influenzare, durante interventi prolungati, la posizione di piedi, ginocchia e parte superiore del corpo.

Quando valutate un tavolo operatorio, osservate il rapporto tra:

piano operatorio → colonna → base → posizione dell’équipe chirurgica

Non valutate l’accesso soltanto da una foto del prodotto vista dall’alto. Se possibile, osservate il tavolo dalla reale posizione di lavoro.

Verificate se il chirurgo e gli assistenti riescono ad avvicinarsi alle aree del paziente che devono rimanere accessibili durante gli interventi eseguiti nella vostra struttura.

Questi principi si ritrovano anche nel design del tavolo operatorio Y, in cui base, colonna e piano operatorio sono progettati insieme per facilitare l’accesso al paziente.

Anche il design del piano operatoria influenza l’accesso al paziente

Quanto dovrebbe essere largo il piano operatorio?

Le dimensioni e la forma del piano operatorio determinano la distanza fisica tra l’équipe e il paziente.

Un piano più largo può offrire una maggiore superficie di supporto per il paziente, ma la larghezza aggiuntiva può anche aumentare la distanza tra il chirurgo e il campo operatorio. In una revisione interna di sette modelli attuali di tavoli operatori, le larghezze pubblicate del piano – nei casi in cui era indicata la sola larghezza del piano – variavano da 50 a 55 cm, mentre le larghezze complessive, comprese le guide laterali, erano di circa 57-61 cm. Non tutti i produttori definiscono o pubblicano queste misure nello stesso modo. Per questo la larghezza non dovrebbe essere valutata come un dato isolato: nel confronto occorre verificare anche che cosa comprende esattamente la misura dichiarata. Il giusto equilibrio dipende dalla popolazione di pazienti, dal tipo di intervento e dall’accesso richiesto dall’équipe chirurgica.

L’attuale tavolo operatorio Y di Novak M ha un piano operatorio largo 55 cm senza guide laterali e 60 cm comprese le guide.

Anche la segmentazione del piano operatorio può influenzare l’accesso. In base alla procedura chirurgica, può essere necessario regolare o rimuovere le sezioni della testa, dello schienale, del sedile o delle gambe. La scelta dettagliata delle sezioni e degli accessori rientra però nella configurazione complessiva del tavolo operatorio e non soltanto nell’ergonomia.

La domanda più importante quindi non è: Quante sezioni ha il tavolo?

Ma piuttosto:

La sua progettazione consente all’équipe di raggiungere l’area su cui deve lavorare?

La semplicità di regolazione è importante anche durante l’intervento

Un tavolo operatorio ergonomico non deve soltanto permettere di raggiungere la posizione corretta. L’équipe deve anche poterlo regolare facilmente senza interrompere inutilmente il flusso di lavoro.

Quanto è semplice regolare il tavolo operatorio durante l’intervento?

Le regolazioni utilizzate più spesso devono essere semplici e prevedibili. Se la regolazione del tavolo richiede uno sforzo fisico non necessario o diversi passaggi complessi, può interrompere il flusso di lavoro e rendere più difficile mantenere una postura di lavoro adeguata.

La regolazione elettrica consente di modificare la posizione del tavolo mentre il paziente rimane posizionato su di esso. A seconda dell’intervento, possono essere importanti le seguenti regolazioni:

  • regolazione dell’altezza
  • inclinazione laterale
  • posizioni Trendelenburg e anti-Trendelenburg
  • regolazione delle singole sezioni del piano operatorio
  • richiamo delle posizioni utilizzate più spesso
  • spostamento longitudinale

Il tavolo operatorio Y di Novak M è completamente regolabile elettricamente e si comanda tramite comando manuale, consentendo regolazioni fluide e precise durante l’intervento. I movimenti motorizzati comprendono la regolazione dell’altezza, l’inclinazione laterale, le posizioni Trendelenburg e anti-Trendelenburg e la regolazione delle singole sezioni del piano operatorio.

Nelle strutture in cui si utilizzano ripetutamente le stesse posizioni o posizioni simili, le funzioni di memoria possono semplificare ulteriormente il flusso di lavoro. Invece di ricreare una posizione tramite più regolazioni singole, le impostazioni utilizzate più spesso possono essere richiamate in modo più efficiente. Il tavolo operatorio Y dispone di due funzioni di memoria.

Scopri il tavolo operatorio

L’esperienza clinica conferma l’importanza pratica di una regolazione semplice del tavolo. Presso Urology Šainović viene sottolineato come la regolazione precisa dell’altezza e della posizione del tavolo contribuisca a una migliore visibilità del campo operatorio, a movimenti più controllati e a un flusso di lavoro più fluido durante gli interventi urologici.[3]

La domanda decisiva quindi non è: Quante regolazioni elettriche offre il tavolo?

Ma piuttosto:

L’équipe può impostare rapidamente e con precisione le posizioni di cui ha bisogno più spesso, senza interrompere inutilmente l’intervento?

Un tavolo operatorio mobile viene spostato rapidamente in una sala operatoria pulita.

Mobilità e flusso di lavoro in sala operatoria

Il flusso di lavoro in sala operatoria non dipende soltanto da come il tavolo viene regolato durante l’intervento, ma anche da quanto facilmente può essere spostato, posizionato e bloccato in sicurezza nel punto necessario.

Quanto è facile spostare e posizionare il tavolo operatorio e bloccarlo in sicurezza?

Questo può essere particolarmente importante nelle sale operatorie in cui il tavolo deve essere riposizionato in base a procedure chirurgiche diverse o a differenti configurazioni della sala. La mobilità non dipende soltanto dalle ruote e dal sistema frenante, ma anche dalla progettazione complessiva e dal peso del tavolo.

Un tavolo operatorio deve essere facile da riposizionare quando necessario, ma una volta collocato deve offrire una piattaforma di lavoro stabile per l’intervento.

L’esperienza clinica della Klinika BUT illustra questo aspetto pratico dell’uso quotidiano. Il Prof. Dr. Igor But sottolinea la regolazione dell’altezza, i diversi angoli di posizionamento e soprattutto il peso contenuto del tavolo, che consente all’équipe di spostarlo facilmente nella sala.[4]

La mobilità va quindi valutata come parte del flusso di lavoro complessivo. Considerate quanto spesso sarà necessario spostare il tavolo, quanto spazio è disponibile in sala operatoria e quanto facilmente il personale può posizionarlo e bloccarlo in sicurezza prima dell’intervento.

Invece di chiedervi semplicemente: Il tavolo operatorio è mobile?

chiedetevi piuttosto:

L’équipe può spostarlo, posizionarlo e bloccarlo facilmente quando il flusso di lavoro lo richiede?

L’ergonomia è solo uno degli aspetti da considerare nella scelta. Per una panoramica più ampia degli elementi da confrontare, consulta la nostra guida alla scelta di un tavolo operatorio per la day surgery e le procedure ambulatoriali.

Quali aspetti ergonomici bisogna valutare in un tavolo operatorio?

Cosa verificare Perché è importante
Altezza minima e massima del tavolo Indica se l’altezza di lavoro può essere adattata a procedure chirurgiche e utilizzatori diversi.
Larghezza e design del piano operatorio Influiscono su quanto vicino al paziente può lavorare l’équipe chirurgica. Nel confronto, verificate anche se la larghezza dichiarata comprende le guide laterali.
Design della base e della colonna Influenza lo spazio per le gambe e l’accesso al campo operatorio.
Regolazioni elettriche e comandi Consentono regolazioni controllate mentre il paziente rimane sul tavolo e influenzano la facilità con cui l’équipe può eseguirle.
Funzioni di memoria Possono ridurre il numero di passaggi ripetitivi di regolazione.
Mobilità e maneggevolezza Influenzano lo spostamento e il posizionamento del tavolo nell’ambiente operatorio.
Stabilità dopo il posizionamento Una buona mobilità non deve andare a scapito di una piattaforma di lavoro sicura e stabile una volta posizionato il tavolo.

La cosa più importante non è che il tavolo operatorio disponga di ogni singola funzione, ma il modo in cui queste caratteristiche lavorano insieme per supportare le procedure chirurgiche effettivamente eseguite nella vostra struttura.

Parliamo delle esigenze del vostro tavolo operatorioi

Fonti:

[1] Sánchez-Robles M, Marín-Martínez C, León-Muñoz VJ, Moya-Angeler J, Lajara-Marco F. Operating Table Height Optimization Reduces Surgeon Postural Load During Total Knee Arthroplasty: An Ergonomic Simulation Study. Journal of Clinical Medicine. 2026;15(7):2782. DOI: 10.3390/jcm15072782

[2] Madhok B, Nanayakkara K, Mahawar K. Safety considerations in laparoscopic surgery: A narrative review. World Journal of Gastrointestinal Endoscopy. 2022;14(1):1–16. DOI: 10.4253/wjge.v14.i1.1

[3] Tavolo operatorio Y presso Urology Šainović. Case study Novak M. Consultato il 16 settembre 2026.

[4] Tavolo operatorio Y presso Klinika BUT. Case study Novak M. Consultato il 16 settembre 2026.

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